Il Son nacque nelle zone interne di Cuba, su ritmi e balli africani portati dagli schiavi.
Veniva ballato esclusivamente sulle percussioni di congas, claves e maracas.
Era un ballo di coppia che si eseguiva con un contatto permanente dei corpi, su passi laterali,
verso sinistra e verso destra. Il tempo era quick, quick slow ed era stato recepito da un ritmo
africano denominato 'changui'. La danza, nella sua forma originaria, si componeva di pochissime
figure: si eseguiva con il corpo più che con i piedi. Con tali caratteristiche fu portata, dalle
zone montane, nei centri urbani quando, abolita la schiavitù (Patto di Zanjòn, 10.2.1878), grandi
masse di neri nullatenenti si spostarono in cerca di fortuna verso le città. L'Avana rappresentava
la capitale politica e artistico_culturale di Cuba. E proprio l'Avana favorì il son nella fase di
approdo e nella fase di rielaborazione e di rilancio con caratteristiche vicine ai gusti degli
europei.
Se fosse rimasto un ballo tipicamente negro-africano, avrebbe pur mantenuto la sua inconfondibile
identità; ma non sarebbe diventato famoso, come invece diventò, grazie ai ritocchi e agli
aggiustamenti a cui fu sottoposto. Le classi meno abbienti accettarono il son nella sua originaria
conformazione; ma la borghesia di Cuba e l'intera componente europea contribuirono a trasformarlo
in una danza aperta ai gusti occidentali.
Le trasformazioni strutturali del son si ebbero dopo la prima guerra mondiale, quando i bianchi,
generalmente ricchi imprenditori e grossi commercianti, si trasferirono stabilmente all'Avana.
La consistente circolazione di moneta incrementò notevolmente l'attività dei locali serali e
notturni, con particolare riferimento agli spettacoli musicali e coreici. Il son entrò nel
repertorio dei ritmi proposti agli stranieri; ma per essere bene accolto fu opportunamente
riadattato, sia attraverso l'introduzione di figure aperte e camminate, concepite per lo spettacolo,
sia attraverso la graduale attenuazione dello spinto erotismo che lo caratterizzava inizialmente.
In tal modo, il son conservava la sensualità della tipica danza cubana, e al tempo stesso la
mitigava recependo alcune raffinatezze coreografiche di scuola europea.
Gli strumenti originali del Son furono:
il tres e la chitarra come manifestazione concreta
della cultura ispanica, il bongó che apportò la concezione dell’interpretazione politimbrica
che si deduce dalle sue multiple forme di esecuzione, le maracas e la clave, normalmente suonata
dal cantante (“Senza la clave non c’è Son”) e, in fine, la marímbula e la botija che furono
Nel Son s’incontra un sincretismo musicale tra gli strumenti di percussione africani e gli strumenti di corda battuta spagnoli; nell’aspetto vocale, tra la decima spagnola e il canto alternato tra coro e solista di origine africano
sostituite dal contrabbasso nei centri urbani.
Sviluppi del Son:
Il son è considerato come l'evoluzione del guagancò. Il guaguancò era un segmento di rumba in cui
si svolgeva un sensuale gioco d'amore fra cavaliere e dama. Quando il son si diffuse in USA, attorno agli anni '30, assunse le caratteristiche
di una rumba lenta che fu definita 'square' (inglese = quadrato), in quanto le figure si eseguivano
lungo le quattro pareti.
Il Son, nella fase iniziale, si ispirò alla contraddanza francese. Mescolatosi al danzòn, diede,
a sua volta, avvio alla costruzione del danzonete: gli trasmise lo sviluppo delle figure
'camminate' lungo il quadrato ideale della pista (anche se il danzonete mantenne l'introduzione,
tipica del danzòn). Tale operazione è attribuibile al musicista cubano Aniceto Diaz il quale,
nel 1929, scompose il danzòn, dilatò lo spazio attribuito al cantante, introdusse la musicalità
del son, e inventò il danzonete. La differenza fondamentale fra son e danzonete consisteva nel ritmo,
che nel son risultava accelerato.
Nel corso dei decenni, nel Son sono state introdotte diverse figure nuove, al fine di variare ed
arricchire il programma, e allo scopo di farne un prodotto commerciabile ed esportabile.
Grazie ad assortite amalgamazioni, la coppia, girando attorno alla sala, si poteva proporre in
una lunga serie di giri e di varianti. In alcune figure veniva accentuato il piegamento delle
gambe che diventerà tipico delle danze moderne. Oltre ai giri attorno a se stessi, furono inseriti
i giri attorno al partner. Molte delle nuove figure mantenevano, opportunamente, la carica sensuale,
ma con la giusta dose di malizia. Cominciava ad emergere il ruolo della donna dalla cui grazia
prevalentemente derivava l'armonia del ballo. Di particolare efficacia era un giro che la dama
effettuava attorno al cavaliere, passandogli la mano alla cintura, e mantenendo un atteggiamento
nell'insieme civettuolo. Il son diventava così un prodotto di estremo gradimento da parte dei turisti. Caratteristiche tecniche del son delle origini:
Il son si ballava, controtempo, sulle percussioni e non sulla melodia. Le percussioni erano
scandite dalle claves, due bacchette che venivano battute l'una contro l'altra.
La figura di base consisteva in un movimento laterale su tre passi, verso destra e verso sinistra.
Le parti del corpo maggiormente impegnate erano il torso, le spalle e le anche. Il ruolo dei piedi
e delle gambe era marginale nel son delle origini, per via di quanto già detto: che, cioè, le
figure erano ridotte al minimo. Il contatto dei corpi era permanente, sicchè risultava molto
alto il livello di sensualità e di erotismo.
Il successivo ampliamento dei programmi di ballo è nato dalla esigenza di soddisfare i gusti e la domanda
dei turisti. Ciò non ha aggiunto nulla sul piano tecnico; anzi ha attenuato la carica di primitiva
aggressività.